martedì 21 giugno 2016

La morte secondo Erlbruch

Ciao a tutti!!!

Parlare di morte ai bambini è possibile? E' giusto?Capirebbero?

Queste sono poche delle molte domande che un genitore o un educatore in generale si potrebbe chiedere quando arriva il fatto.
La morte di un nonno, ad esempio, è un momento in cui possono nascere questi tipi di interrogativi da parte della mamma e del papà, che si chiedono se sia giusto portare i figli piccoli al funerale, caratterizzato da un luogo e un tempo troppo tristi e malinconici per un bambino. Certi genitori pensano che i bambini debbano frequentare solo i luoghi che sprizzano allegria.
Ma non avete mai pensato che se un adulto decide di non spiegare cos'è la morte, perché avviene e cosa c'è dopo, probabilmente è perché non l'ha ancora capito nemmeno lui?
Queste sono le classiche persone che esorcizzano il tema della morte, soprattutto di fronte ai bambini perché sono convinti che strida con le spensieratezza tipica dell'infanzia.
Però io credo che così facendo si tolga la possibilità al bambino di prepararsi a questo evento di passaggio inevitabile. Il bambino, già da molto piccolo, ha la capacità di distinguere qualcuno che dorme da qualcuno che non vive più. Per esempio se un bambino vede un uccellino morto in un parco sa perfettamente quale sia la situazione. Raccontargli bugie per attutire il colpo (secondo la logica dell'adulto) non sarebbe leale: "eh sì, ma sta solo dormendo sai, tra poco si sveglia, sta facendo le nanne!" No, diamine! non sta dormendo! Chi glielo spiega che, se sfortunatamente non dovessimo più parlare di un animale ma di una persona cara, questa non si sveglierà effettivamente mai più?
Raccontare, preparare, aiutare a capire, sono queste le cose che servono a un bambino, ed è giusto che venga detta la verità, soprattutto su argomenti così importanti e con cui avrà a che fare (purtroppo) per la sua intera vita. Ovvio, non si deve essere brutali, ma parlare con sincerità e trasparenza proteggendolo da immagini troppo crude è  quello di cui il bambino ha bisogno.

Ecco perché oggi vi racconto la trama di un albo illustrato da cui sono rimasta affascinata per il modo con cui tratta questo tema: un albo leggero, sincero, diretto e profondo.
L'anatra, la morte e il tulipano di Wolf Erlbruch inizia così:
"Era da un po' che l'anatra aveva una strana sensazione. <<Chi sei, e perché mi strisci alle spalle?>> domandò.
<<Finalmente te ne sei accorta>> disse la Morte.
<<Io sono la Morte>>
Il bello di questo libro per ragazzi è che lo scrittore tedesco non ha la presunzione di rispondere alle domande che potrebbe farsi un bambino-o un adulto. Infatti anche il personaggio della Morte è sibillino, reticente e possibilista.
L'anatra e la Morte col suo tulipano nero si frequentano e diventano amiche. Talmente amiche che accade una cosa straordinaria: una sera la Morte stava tremando per il freddo e l'Anatra si offrì di riscaldarla. Per la prima volta non la evitò, ma le restò accanto.
Il ciclo della vita, però, è ineluttabile e l'Anatra alla fine morì. La Morte addolorata la accompagnò al fiume dove le donò il suo tulipano e la osservò finché compiva il passaggio verso l'aldilà. Sospirando che, alla fine, così è la vita.


https://www.youtube.com/watch?v=U9rYRFwxG3Y 


2 commenti:

  1. Sono d'accordo anch'io sul fatto di dire la verità ai bambini e di farli assistere anche alle vicende tristi con la dovuta preparazione.

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  2. Anche io sono d'accordo. Secondo me parlare della morte ai bambini in maniera adeguata all'età può essere un modo perchè arrivino più preparati e meno disorientati di fronte ad un evento così traumatico.

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